• chiarapesentiagost

Che faccio, lascio?

«Vorrei due etti di prosciutto crudo, dolce, mi raccomando». La cliente era stata chiara.

Erminio, il salumiere, aveva preso dallo scaffale il San Daniele che aveva scaricato dal camion la sera prima e ne aveva staccato un frammento col coltello, per assaggiarne la dolcezza. Decisamente troppo sapido.

Quello accanto, già a metà, era molto più dolce, pensava, mentre lo posava sull’affettatrice e cominciava a tagliare fette precise e di un bel rosso brillante.

155, 170, 183…205.

Sul display della bilancia i grammi aumentavano man mano che Erminio posava sul piatto, sopra la carta oleata, le fette di prosciutto. Accidenti, è troppo, pensava, mettendosene in bocca una fetta.

La cliente aveva alzato un sopracciglio, mentre Erminio tagliava un’altra fetta, più sottile di quella precedente e la posava delicatamente sopra le altre, continuando a tener d’occhio il display.

198…non ci siamo ancora, pensava, togliendo anche quella fetta dal piatto e grattandosi la testa, da sopra il berretto bianco da salumiere, con la biro che di solito teneva appoggiata all’orecchio.

«Ehm, mi scusi…» era intervenuta la donna, che aveva seguito le oscillazioni della bilancia con curiosità prima e con impazienza poi. «Mi scusi, dico, va bene così…»

Erminio le aveva rivolto un’occhiata scandalizzata e aveva scosso la testa. «Mi ha chiesto due etti di prosciutto? E due etti siano!» aveva dichiarato solennemente, accingendosi a tagliarne una terza fetta.

Dopo molti tentativi, una piccola folla con il numerino in mano osservava i tentativi del salumiere Erminio di raggiungere il peso esatto. Qualcuno lo fissava stupito, qualcuno sbuffava per l’attesa, qualcun altro sghignazzava per quello spettacolo fuori programma.

Finalmente, dopo quasi mezz’ora, gli occhi di Erminio si erano illuminati all’improvviso: la bilancia segnava proprio duecento grammi.

La cliente aveva preso il pacchettino che lui, tutto fiero, le aveva porto, incurante della lunga fila di clienti e di semplici curiosi che ormai si snodava fin oltre la soglia della salumeria.

«Roba da matti,» aveva borbottato all’anziana signora in fila dopo di lei, «ma non poteva dire: “che faccio, lascio?”, come fanno tutti i salumieri da che mondo è mondo, che se chiedi due etti di prosciutto te ne danno tre, tanto nessuno ha mai la faccia tosta di dirgli di no, una volta che le fette sono state tagliate?»

«Eh, già, sembrerebbe brutto fargliele togliere,» aveva convenuto l’anziana.

«Ma dico, io! Il mondo va al contrario, al giorno d’oggi» aveva sentenziato la cliente, mentre tornava a casa. Lungo il tragitto, si era fermata a comprare un paio di scarpe che aveva adocchiato il giorno prima in una vetrina del centro, poi aveva incontrato una conoscente e si era fermata a far due chiacchiere con lei.

Quando, finalmente, aveva varcato la soglia di casa, la baby- sitter, che se ne sarebbe dovuta andare già da più di venti minuti, l’aspettava col giubbotto già indosso.

«Eccomi, eccomi. Sono tre ore, vero? Minuto più, minuto meno…»







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