• chiarapesentiagost

Nove marzo.

Come ogni anno qualcuno gliela aveva regalata, con un sorriso e un augurio avvolti nel cellophane. Come ogni anno aveva ringraziato e sorriso, divertita dalla sua forma bizzarra e vaporosa, dal suo color evidenziatore, e aveva pensato che era un peccato avesse quell’odore così stonato.

Come ogni anno aveva cercato un vaso che ne esaltasse la forma e l’aveva posto in bella vista, sul tavolo.

E, come ogni anno, la mattina dopo l’aveva trovata indurita e spenta, come una lampadina bruciata:

lo spettro di un fiore.

Nel gettarla via Cheddonna pensava che la mimosa era uno scherzo di carnevale in ritardo, o un pesce d’aprile anticipato…un imbroglio, insomma, come quell’otto marzo che, per fortuna, anche per quell’anno era passato

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