• chiarapesentiagost

Il Decamerone di Cheddonna.

Aggiornamento: 12 gen

Prima parte

Al telefono, la Fulvia era stata telegrafica: -raggiungimi urgentemente alla sede del M.A.M.A., c’è una perdita d’acqua nel bagno.

Cheddonna c’era rimasta un po’ male: va bene l’emergenza, ma che la sua amica di sempre si fosse dimenticata del suo compleanno non era assolutamente accettabile. E di quel compleanno, poi! E proprio la Fulvia, l’amica con la quale aveva festeggiato ogni singolo compleanno da una quarantina d’anni a questa parte…

Ma poi, pragmaticamente, aveva deciso di dare la precedenza al problema contingente, dato che, dopo tutto, lei del M.A.M.A. (Movimento Anonimo Mamme apprensive) era la presidentessa.

Certo, l’idea di uscire di casa in tempo di Coronavirus non le sorrideva affatto, ma in fondo sarebbero state solo lei e la Fulvia, e, ovviamente, ci sarebbe andata in macchina.

Miomarito, vedendola preoccupata, si era offerto di accompagnarla e così, di lì a dieci minuti, erano arrivati davanti all’edificio che ospitava le riunioni dell’associazione, riuscendo a trovare facilmente parcheggio, in una città semi-vuota.

Nelle strade c’era un silenzio irreale, che le ricordava quello ovattato che c’è dopo una nevicata, anche se quell’inverno non era caduto un solo fiocco di neve in città. Pareva che le persone, gli animali e persino le cose fossero andate a rintanarsi da qualche parte, in una sorta di letargo collettivo.

La porta dell’edificio era accostata, ma dall’interno non proveniva alcuna luce, nonostante le tapparelle fossero abbassate.

-Strano!- aveva esclamato Cheddonna, rivolgendosi a Miomarito, che la seguiva da vicino -la Fulvia dovrebbe essere là dentro, cosa ci fa al buio?- e, preoccupata, si era precipitata nel salone, usando il telefonino a mo’ di torcia.

-Fulviaaaa, dove sei? –

All’improvviso tutte le luci si erano accese contemporaneamente e la voce della Fulvia, insieme a quelle di Cheddolce, Tuttisuoi?, Laluisa, Nonnanenna, Lastregadisopra, Loziovescovo e L’altrozio si era levata in un “Sorpresaaaaaaa!” corale, che aveva strappato a Cheddonna una lacrimuccia furtiva.

Seconda parte

Cheddonna adorava le feste a sorpresa; in cinquant’anni di vita ne aveva organizzate a decine, per parenti, amici e semplici conoscenti. Amava l’atmosfera complice che si creava tra gli astanti, durante i preparativi, quella sensazione di tornare bambini, rimanendo al buio, senza quasi respirare per non rovinare la sorpresa, e l’espressione di stupore assoluto che illuminava gli occhi del festeggiato, quando si accendeva la luce e tutti si mettevano a cantare.

Eppure, incredibilmente, nessuno aveva mai organizzato una festa a sorpresa per lei, fino a quel giorno.

E adesso, eccoli lì: Miomarito, la Fulvia, Cheddolce, NonnaNenna, Loziovescovo, L’altrozio, e c’erano persino le vicine di casa Tuttisuoi? Laluisa e Lastregadisopra.

Tutti, rigorosamente distanziati di un metro, come suggerito dall’OMS,intenti a cantare “Happy birthday” a squarciagola.

-Grazie, amici!- aveva esclamato Cheddonna, salutando, come sempre, ognuno dei presenti con due baci scoccati all’aria, solo, un po’ più da lontano -ma…dove sono gli altri?

-Unozio e i bambini ci raggiungeranno tra poco! - aveva risposto la Fulvia.

-IlPrincipe, ha detto che fra un po’ arriva…-le aveva sussurrato Miomarito.

-Giannicaro, la Kikk@ e Pittibimbo avrebbero già dovuto essere qui…- aveva aggiunto Cheddolce, tradendo un certo nervosismo.

A un tratto, le suonerie di tre diversi cellulari erano squillate contemporaneamente. La Fulvia, Miomarito e Cheddolce avevano risposto, parlando sottovoce con i loro interlocutori.

-Cosa?-

-Dove lo hai sentito?-

-Da quando?-

Poi, una volta riagganciato, tutti e tre si erano messi a camminare per il salone e a consultare compulsivamente il telefono, alla ricerca delle ultime notizie.

-Chi era? - aveva domandato Laluisa, avvicinandosi un po’, curiosa.

-Che succede? - aveva aggiunto Lastregadisopra, portandosi melodrammaticamente una mano alla gola.

Miomarito, sollevando gli occhi dallo schermo del telefonino, aveva esclamato: -Leggo testualmente: da ora e con effetto immediato è fatto divieto assoluto di uscire dal luogo in cui ci si trova, fino a diversa disposizione. -

-Cioè?- avevano esclamato in coro Cheddonna, Loziovescovo, L’altrozio e Tuttisuoi?-

-Semplice, per un po’ dovremo stare tutti qui. Meno male che il cibo non manca! - aveva risposto NonnaNenna in tono pratico, guardando il ricco buffet apparecchiato per la festa.


Terza parte

-Quindi non possiamo uscire? - aveva domandato Cheddonna all’operatore del numero di emergenza cui aveva telefonato per avere notizie.

-Capisco, grazie e buon lavoro.

-Che cosa ti ha detto? -le avevano chiesto in coro gli altri nove invitati alla festa, facendosi intorno.

Cheddonna aveva tratto un lungo sospiro: - Per le prossime tre settimane dovremo rimanere qui, per ragioni di salute pubblica. -

All’annuncio di Cheddonna erano seguite scene di isteria collettiva e telefonate sovrapposte ai parenti rimasti a casa, poi era calato un lungo silenzio.

-Dobbiamo organizzarci per la notte. - aveva proposto la Fulvia, che era stata negli scout.

Loziovescovo aveva rassicurato gli animi, dicendo che l’edificio in cui si trovavano, di proprietà della Curia, un tempo era stato un convitto per giovinette, e che al piano di sopra ci dovevano essere ancora i letti a castello. Si trattava solo di andare a cercare in cantina i materassi e le lenzuola.

Miomarito e L’altrozio si erano incaricati subito di recuperarli, e in breve tempo avevano allestito le camerate.

Tuttisuoi?, che in quanto madre di sette figli era abituata alla gestione di grosse derrate alimentari, si era proposta per fare l’inventario della cambusa e ne aveva dedotto che, oltre alla torta di compleanno e al ricco buffet, peraltro rimasto intatto, avrebbero presto avuto bisogno di altri rifornimenti, così aveva stilato una dettagliatissima lista della spesa e l’aveva passata a Cheddolce. Quest’ultima aveva provveduto a inviare l’ordine a “clicca il peperone”, il servizio di spesa on-line cui era abbonata da sempre, e di lì a poco un grosso camion con il logo del peperone aveva scaricato ogni bendidio sul marciapiede antistante l’edificio.

-Dovremmo avere tutto, - aveva commentato Cheddonna, quando l’ultimo sacco di farina era stato riposto nella dispensa della cucina del vecchio convitto.

-Eh, ma non c’è la T.V.! - si era lamentata Laluisa, mentre Lastregadisopra assentiva vigorosamente.

-Possiamo sempre dire il rosario, -aveva proposto Loziovescovo, ma tutti, tranne NonnaNenna, avevano finto di non aver sentito.

-C’è lo shopping on-line…-aveva esclamato Cheddolce, che aveva già riempito il carrello di Amazon e quello di Zalando, e stava cominciando a dare un’occhiata a Wish.

-Cariiiiina la borsa che hai comprato! - aveva commentato L’altrozio, adocchiando l’immagine sulla quale Cheddolce aveva appena cliccato.

-Sì, ma è meglio conservare i Giga per le cose importanti, non credete? - li aveva rimproverati Miomarito, rivolgendo loro uno sguardo severo.

-E anche i soldi sulla carta di credito, non si sa mai…-aveva aggiunto Lastregadisopra.

-Uffa, ma che facciamo per tre settimane? - si erano domandati tutti, ad alta voce.

Cheddonna ci aveva pensato su un po’, poi aveva preso la parola.

-Io avrei un’idea: vi ricordate il Decamerone del Boccaccio?

-Interessante!- aveva commentato L’altrozio, sistemandosi le extension, -adoro il Decamerone, è così…trasgressivo!

-Il Decame-che? -aveva domandato Laluisa, perplessa, -cos’è, una rivista di arredamento?

-Un capolavoro della letteratura trecentesca, unico, nel suo genere, - le aveva spiegato pazientemente Miomarito.

-Mi ricordo la novella di Chichibio e la gru! - era saltata su NonnaNenna, rivolta a Cheddonna e Cheddolce -ve la raccontavo sempre, quando eravate bambine!

-E quella di Lisabetta da Messina, che nascose la testa del suo amante in un vaso di basilico…-aveva aggiunto Lastregadisopra, che stava pensando di fare lo stesso con suo marito, Quelverme.

-Una sorta di “50 sfumature di grigio” ante litteram, con tutte quelle novelle a sfondo erotico…-aveva commentato sottovoce la Fulvia, per non farsi udire da Loziovescovo, il quale, pur ostentando uno ieratico distacco, non era riuscito a dissimulare un sorrisetto divertito.

-Si chiama così perché è diviso in dieci giornate, durante le quali, a turno, i dieci protagonisti diventano “re e regine” e propongono agli altri un tema da trattare- era intervenuta Cheddolce.

Cheddonna l’aveva guardata con un misto di stupore e incredulità. Non ricordava che sua sorella avesse mai letto un vero libro in vita sua.

-Be’, che c’è? Lo so perché Pittibimbo doveva scrivere un tema sull’argomento e io, ehm, gli ho dato un aiutino…su Wikipedia c’è tutto!

-Su su, non perdiamoci in chiacchiere, -aveva tagliato corto Tuttisuoi? che, sempre in quanto madre di sette figli, era un’autorità nel dirimere controversie tra fratelli. -Cheddonna, la tua mi sembra una splendida idea: che ne dici di essere tu la prima regina?


Prima giornata


Il piccolo gruppo di amici si era trasferito nel giardino interno alla sede del M.A.M.A., dove il sole di quella primavera precoce aveva già fatto sbocciare i narcisi e i tulipani che, a chiazze vivaci, riempivano le aiuole dei vialetti. Al centro, una fontana con le sembianze di Nettuno zampillava allegramente, vaporizzando minuscole gocce sulle foglie tenere delle ninfee.

Cheddonna, regina della prima giornata, si era assisa sullo scranno di pietra di fronte alla fontana, e gli altri avevano preso posto tutt’intorno a lei, in attesa del suo racconto.

Dopo qualche istante di raccoglimento, Cheddonna aveva iniziato a parlare:

-Care amiche, cari amici, poiché il tema della prima giornata del Decamerone, come sapete, è libero, ho deciso di raccontarvi in esclusiva una delle ricette di sussistenza del mio nuovo libro, adattissima per un pranzo domenicale o per le prossime festività: “Le lasagne ikea”, un’antica tradizione svedese.

Dunque, si prendono due brik di besciamella da 500 ml, tre vasetti di ragù pronto, meglio se al vino rosso, due confezioni di lasagne fresche e si assembla il tutto, alternando gli strati secondo le istruzioni del foglietto illustrativo. In questo caso, al posto della brugola in dotazione, meglio usare un normale cucchiaio di legno. Non preoccupatevi se avanzerà qualche componente, perché è piuttosto tipico delle ricette svedesi…-

Le reazioni del pubblico erano state le più svariate: La Fulvia e Lastregadisopra, cuoche di formazione decisamente più classica, avevano alzato gli occhi al cielo, Cheddolce, affezionata cliente della rosticceria sotto casa, aveva fatto una smorfia poco convinta, NonnaNenna aveva sbuffato, L’altrozio si era detto assolutamente convinto che quel piatto fosse un autentico ca-po-la-vo-ro, Loziovescovo aveva borbottato che sì, il cibo per lo spirito è più importante di quello per il corpo, ma a tutto c’è un limite, Tuttisuoi?, sempre alla ricerca di ricette facili e veloci per la sua famiglia numerosa aveva preso appunti e Laluisa, come sempre, non aveva capito nulla.

Solo Miomarito era rimasto impassibile, ma in cuor suo si rallegrava del fatto che la gestione della cucina, almeno durante quel periodo di quarantena, non fosse stata affidata a Cheddonna.

-Per la giornata di domani, -aveva concluso Cheddonna, guardandosi intorno con regale benevolenza, nomino come regina…la Fulvia.

Seconda giornata


Con un gesto solenne della mano, Cheddonna aveva ceduto il posto sullo scranno di pietra alla Fulvia, regina della seconda giornata.

Quest’ultima, sentendo gli sguardi degli astanti fissi su di lei, si era accesa una sigaretta e, tra una boccata e l’altra, aveva cominciato a narrare:

-Vi ricordate tutti Losplendido, il compagno di liceo mio e di Cheddonna?

-Come no! -aveva pensato fra sè Cheddolce, – noi di terza liceo l’avevamo eletto ginnasiale dell’anno!-

Cheddonna aveva annuito, a quei tempi chi non aveva una cotta per quel ragazzo dal ciuffo setoso e dai denti così scintillanti che ci volevano gli occhiali da sole per guardarlo, quando sorrideva?

-Be’, naturalmente io ero innamorata persa, mentre lui sembrava non accorgersi nemmeno che frequentavamo la stessa classe…-aveva continuato la Fulvia.

-Scusa- aveva puntualizzato Lastregadisopra, -ma poi hai avuto un figlio da lui, no? -

-Sì, il piccolo Ernesto, detto “il Che”, che è in classe con mia figlia Dorotea, no, scusate, con Beniamino-aveva spiegato Tuttisuoi?, che aveva qualche difficoltà nel ricordare i nomi dei compagni di scuola dei suoi sette figli.

-È vero, - aveva sospirato la Fulvia, -finito il liceo non ho saputo più niente di lui per quasi vent’anni, poi, un giorno, ci siamo rivisti ed è scoccata la scintilla…

-Ah, che storia romantica! Vado matta per le storie a lieto fine! -aveva esclamato Laluisa battendo le mani, un attimo prima che NonnaNenna, stizzita, le assestasse una gomitata.

-Ssssh!- le aveva sibilato,-quando ha saputo che era incinta, lui l’ha lasciata…

-Purtroppo, però, lui se n’è andato in Brasile, alla ricerca del suo “io bambino” e quando è nato il Che io ero una ragazza madre…attempata, -aveva continuato la Fulvia, con una risata mesta.

Loziovescovo aveva scosso la testa, esclamando: -Mala tempora currunt!

Nonnanenna, alzando gli occhi al cielo, aveva dato una gomitata anche a lui.

-Per fortuna potevo contare sui miei amici, Cheddonna, soprattutto, e poi Miomarito e suo fratello Unozio, che mi è stato particolarmente vicino, in quegli anni difficili…

-Già, era innamorato di te da almeno dieci anni, ma non te n’eri mai accorta! -aveva esclamato Miomarito, sorridendole.

-Ma il nostro fratellino ha trovato il coraggio di dichiararsi e finalmente vi siete messi insieme, e adesso avete anche una splendida bimba, Irene, -aveva aggiunto L’altrozio, soffiandosi sonoramente il naso e tamponandosi il mascara che iniziava a colargli lungo il viso.

-Anche se poi Losplendido è tornato a vivere in Italia e si è fidanzato con Labbra-a-canotto, hai presente? - aveva bisbigliato Cheddolce a Lastregadisopra.

-Certo, la mamma di Fighippo e Cessika, lo so perché frequentano la stessa compagnia della mia Tuttasuopadre…-aveva commentato Lastregadisopra, sempre a bassa voce.

-E adesso Losplendido è tornato a vivere in Italia e ha deciso di fare il padre di due figli adolescenti, -aveva continuato la Fulvia, allargando le braccia,- un bel cambiamento, non vi pare?-

-Uhm, già, e che lavoro fa per vivere? - aveva domandato Tuttisuoi?, pragmatica.

-Fa il conduttore su un canale di televendite h24. L’ultima volta che l’ho visto in Tv presentava un piumino antipolvere rotante…-

-Fantastico! Tutto è bene quel che finisce bene!-aveva esclamato Laluisa, e stavolta tutti si erano trovati d’accordo con lei.

La Fulvia era scoppiata a ridere, poi, guardando solennemente i presenti, aveva aggiunto, spegnendo con la punta della scarpa la sigaretta ormai consumata: -il tema della terza giornata sarà “chi alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse o la perduta ricoverasse”, e la regina sarà…Cheddolce!-

Terza giornata

Dopo aver ceduto lo scranno a Cheddolce, la Fulvia si era andata a sedere a gambe incrociate sul prato, proprio accanto a Cheddonna.

-Fa tanto sit-in di protesta, non trovi? - le aveva sussurrato, rievocando certi loro trascorsi giovanili.

Intanto, dopo un paio di colpetti di tosse, giusto per attirare l’attenzione, Cheddolce aveva iniziato il suo racconto.

-Signore, signori, la novella di oggi ha come tema qualcosa a lungo desiderato e finalmente ottenuto, con ogni mezzo o inganno. Quella che sto per raccontarvi è una storia vera, strettamente confidenziale, che mi ha raccontato un’amica…-

-La conosciamo, eh? -aveva domandato Lastregadisopra, a cui non sembrava vero di poter ascoltare un nuovo gossip che riguardasse qualcuno dei suoi conoscenti.

-Si dice il peccato, ma non il peccatore! - era intervenuta severamente NonnaNenna, ponendo fine al suo entusiasmo.

Cheddolce si era guardata intorno con aria misteriosa: – Questa mia amica aveva sposato un uomo ricco, ma, ahimè, piuttosto tirchio, - aveva continuato, con un profondo sospiro. -Tutte le sue amiche ricevevano per Natale e per il compleanno parure di gioielli, brillanti e perle a fiumi, ma suo marito niente, non c’era verso che quello spilorcio le regalasse nemmeno un misero braccialetto di corniola, o un paio di orecchini, che ne so, di topazi azzurri…

-Che uomo insensibile! -aveva commentato L’altrozio, guardandosi pensosamente le mani inanellate.

-Già, un vero mostro! - era sbottata Cheddolce, scuotendo la testa. Poi, ricompostasi, aveva continuato: – Un giorno, dopo anni e anni di sopportazione, la mia amica decise di agire e…-

-Si comprò da sola i gioielli che desiderava, ovviamente!- era saltata su la Fulvia, con Miomarito che assentiva vistosamente.

-Ehm, in un certo senso sì, ma…- Cheddolce, spazientita, li aveva gelati con un’occhiata obliqua. – Diciamo che fece credere al marito che qualcun altro le avesse regalato un paio di orecchini di smeraldi, abbastanza vistosi da non passare inosservati. Il gioielliere, uomo serissimo, un vero professionista, non gli rivelò mai che in realtà era stata lei a comprarseli.

-Che successe, poi? - aveva domandato Tuttisuoi?, incuriosita.

-Il marito della mia amica non disse una parola, né fece domande, ma dopo qualche giorno andò da quello stesso gioielliere e comprò il più grosso anello di diamanti che avessi… che la mia amica avesse mai visto! - si era corretta Cheddolce.

-Un’amica, eh? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il marito, Giannicaro…- aveva commentato Lastregadisopra, ammiccando, rivolta a Laluisa, che stava battendo le mani.

-Che bello, un’altra storia a lieto fine! - aveva esclamato quest’ultima, entusiasticamente.

-Eh già! -aveva concluso Cheddolce, con un ampio gesto che, per un istante, aveva fatto baluginare l’enorme brillante che portava al dito, - anche se, purtroppo, non tutte le storie possono finire bene. L’argomento di domani, ad esempio, sarà “gli amori infelici”, e la regina sarà…-

-Io,-aveva commentato amaramente Lastregadisopra.- Nella quarta giornata vi racconterò la storia del mio matrimonio con Quelverme…

Quarta giornata

La mattina della quarta giornata, il cielo non prometteva nulla di buono e la temperatura mite dei giorni precedenti aveva lasciato il posto a un freddo marzolino, da fine inverno. Perciò, a malincuore, l’allegra brigata aveva deciso di rientrare e di proseguire le narrazioni nel salone che da sempre aveva ospitato le riunioni del M.A.M.A.

A piccoli gruppi, le persone stavano cominciando a prendere posto, quando: - AAAARGH!- aveva strillato Lastregadisopra, mettendosi le mani nei capelli.

-Che succede?- aveva domandato Miomarito, come un Morgan qualunque dopo l’uscita di scena di Bugo.

-Qui dentro è un DISASTRO: c’è polvere dappertutto, i vetri hanno gli aloni e NESSUNO ha passato la cera sui pavimenti! - aveva esclamato Lastregadisopra, a tratti alzando istericamente la voce.

-Ma se abbiamo pulito ieri, e l’altro ieri, e il giorno prima, e tutti i maledettissimi giorni da quando siamo chiusi qui dentro? -era sbottata la Fulvia, già nervosa perché, all’interno, non si poteva fumare.

-Silenzio, oggi sono io la regina, perciò ubbidite, se volete che vi racconti la mia storia. Intanto: tu, prendi l’aspirapolvere, tu il mocio, voi due la scala e la carta di giornale per pulire i vetri, e poi, la cera! Cheddonna, per favore, potresti evitare di camminare con i tacchi dove hanno appena passato la cera? Grazie, eh! -

E, in piedi in mezzo al salone, Lastregadisopra si era messa a dirigere a bacchetta le pulizie di primavera, mentre raccontava la sua storia.

-Io e Quelverme ci siamo conosciuti a una presentazione del Bimby. Lui era il rappresentante e, appena l’ho visto, mi sono follemente innamorata…-

-Di lui? -aveva domandato Laluisa, applaudendo con lo straccio in mano, e spargendo così tutta la polvere in giro.

-Anche,- l’aveva fulminata con lo sguardo Lastregadisopra, poi aveva proseguito, con aria sognante:-e da quel momento la mia vita è cambiata: ho scoperto tante nuove ricette e ogni giorno potevo preparare nuovi manicaretti…-

-Un uomo fortunato! -aveva commentato Loziovescovo, a cui la perpetua cucinava solo brodini e verdure lesse.

-Eh, si sa, gli uomini van presi per la gola…-aveva aggiunto NonnaNenna, perdendosi nei ricordi dei bei tempi.

-Poi, quando ho smesso di allattare Tuttasuopadre, lui mi ha aiutato con lo svezzamento, anche se, certo, ogni volta c’era da pulire tutto…-

Presa da questo pensiero, Lastregadisopra aveva afferrato uno straccio e lo sgrassatore e si era messa a ripassare minuziosamente tutte le superfici già splendenti, dopo aver costretto tutti a indossare le pattine.

-Anchemiei mi aiuta sempre con i bambini, -aveva commentato Tuttisuoi?.

-Minimo! - aveva aggiunto la Fulvia, allargando le braccia.

-Scusa, - era intervenuta Cheddolce, dubbiosa, - ma il tema di oggi non doveva essere “gli amori infelici”? Mi sembra che non ci siamo…

Cheddonna le aveva allungato discretamente una pedata, appena un poco attutita dalla pattina che indossava sopra il tacco dodici. -Sssst! Lui se n’è andato!

Ricordava molto bene la terribile scena di quasi quindici anni prima, quando Quelverme, seguito dalle sue valigie che rotolavano per le scale, aveva lasciato per sempre l’appartamento in cui aveva abitato con moglie e figlia.

Lastregadisopra aveva rivolto a Cheddolce uno sguardo dolente che, per un attimo, l’aveva fatta pentire di averle fatto quella domanda.

Poi, con la grandezza e lo spessore di certi personaggi pirandelliani, aveva guardato il suo pubblico, che la ascoltava in silenzio.

-È una storia triste, sì, che parla di un amore infelice, alla fine…

-Perché lui se n’è andato?... - aveva azzardato L’altrozio, asciugandosi una lacrima col boa di struzzo che portava al collo.

-Perché Quelverme si è portato via il Bimby, ecco perché! -

E, imprecando a gran voce, Lastregadisopra aveva lasciato la sala, passando freneticamente il mocio dietro di sé.

Quinta giornata

Il giorno seguente era scoppiato un forte temporale, e l’allegra brigata aveva dovuto rinunciare ancora a riunirsi in giardino.

Loziovescovo, re della quinta giornata, si era fatto portare da una delle aule dismesse del piano di sopra una cattedra, con tanto di pedana rialzata, e vi si era accomodato, stando bene attento a non sciupare la perfetta piega della talare, nel sedersi.

-Fratelliiii e sorelleee, siamo qui riuniti…-aveva cominciato, inserendo la modalità “vibrato”.

-Dem, su, non siamo mica in chiesa! - lo aveva rimproverato NonnaNenna che, essendo sua sorella, poteva permettersi una certa confidenza.

Lievemente infastidito per l’interruzione, Loziovescovo si era schiarito la voce e aveva ripreso: - Come sapete, il tema di oggi è la felicità ottenuta dagli amanti dopo avventure straordinarie. Oggi vi narrerò la storia di due giovani fidanzati che avevano deciso di sposarsi, ma…-

-Ma lei lo lascia perché scopre che lui ha un’altra, - aveva commentato Lastregadisopra,-come Quelverme!

-No, no, lei lo lascia perché lui è un maschilista retrogrado, - l’aveva corretta la Fulvia, scuotendo la testa.

-Forse lui l’ha lasciata perché ha capito di amare un altro uomo…-aveva ipotizzato L’altrozio, sorridendo.

-Come dicevo, -aveva ripreso Loziovescovo, dopo aver fulminato tutti e tre con lo sguardo, -i due giovani avevano già fissato la data del matrimonio e tutto era pronto, quando un grave impedimento dirimente giunse a sconvolgere i loro progetti.

-Chiedo scusa, Loziovescovo, la storia per caso si svolge in Lombardia? -era intervenuto Miomarito, che aveva subito mangiato la foglia.

-Sì, per la precisione tra le province di Lecco, Bergamo e Milano, perché? - aveva domandato Loziovescovo, sorpreso da quella domanda.

-Niente, niente, continui, la prego…-aveva risposto Miomarito, con un sorrisetto d’intesa.

-Un uomo potente aveva deciso che quel matrimonio non si sarebbe dovuto celebrare e il sacerdote, ahilui, aveva dovuto chinare il capo e ubbidire, poi l’epidemia aveva fatto il resto…

-E il lazzaretto, i bravi, la monaca di Monza…-aveva elencato Miomarito a Cheddonna, sottovoce.-Certo che tuo zio avrebbe potuto scegliere una storia più originale, invece di copiare i Promessi sposi…

-Ma poi si sono potuti sposare, vero? -aveva domandato Laluisa, che non avrebbe potuto sopportare un’altra storia senza lieto fine, dopo quella de Lastregadisopra.

-Non ancora, ma l’ultimo Dpcm del Presidente Conte prevede la possibilità di celebrare funerali e matrimoni a porte chiuse, nel rispetto delle distanze di sicurezza e con l’uso degli appositi presidi, perciò il prossimo otto maggio, i due giovani saranno finalmente uniti in matrimonio! Tutto è bene quel che finisce bene! - e, con un gesto regale, Loziovescovo aveva congedato i presenti, dopo aver designato Miomarito come re della sesta giornata.

Sesta giornata

La mattina della sesta giornata, il sole aveva ricominciato a scaldare l’aria, perciò Cheddonna aveva invitato la brigata ad accomodarsi in giardino, dove, di lì a poco, li avrebbe raggiunti il re.

Dopo essersi seduto sullo scranno reale, Miomarito aveva iniziato a raccontare:

-Un mio conoscente, sposato da poco, aveva una moglie che si dilettava segretamente di poesia. Ogni giorno la donna componeva versi, perlopiù in rima baciata, del tipo “cuore/amore”, per intenderci. Poesie lunghissime e, francamente, orribili, come ho avuto modo di constatare di persona. – aveva sospirato.

-Dopo qualche tempo, la signora aveva scritto quasi un centinaio di poesie, così, un giorno, decise di farle stampare e di regalare una copia del libro al marito, per fargli una sorpresa.

Il marito l’aveva ringraziata e, la sera stessa, prima di dormire, aveva cominciato a leggere il libriccino, sotto lo sguardo attento della moglie, che fingeva di leggere a sua volta, ma in realtà teneva d’occhio le sue reazioni.

-Erano tanto brutte, quelle poesie? - aveva domandato Cheddonna, a cui non pareva di aver mai sentito Miomarito raccontare quella storia prima d’allora.

-Brutte sì, bruttissime, ma per fortuna il mio conoscente è un uomo poco espressivo, uno che non fa trapelare le emozioni, perciò la moglie non si era accorta dello sconcerto che lo aveva assalito, man mano che proseguiva nella lettura. Ma a un certo punto lei non riuscì più a trattenersi, e gli domandò come avesse trovato le sue poesie…

-E lui cosa le rispose?- avevano domandato in coro tutti i presenti.-

Miomarito aveva fatto un sorrisetto misterioso, poi, imitando la voce del suo conoscente, aveva esclamato: - Mia cara, le tue poesie sono, come dire? Indimenticabili!

-Genio! - aveva esclamato Cheddolce, che era discretamente versata nell’arte della dissimulazione.

-Come salvare capra e cavoli! -aveva commentato NonnaNenna, con la saggezza popolare che la contraddistingueva.

-Un fulgido esempio di ingegno e diplomazia, degno di un gesuita!- aveva aggiunto Loziovescovo, ammirato.

-La solita paraculaggine dei maschi…-aveva sbuffato la Fulvia.

Ma, alla fine, tutti avevano finito col sorriderne.

Cheddonna, invece, era un po’ perplessa. Quando lei aveva pubblicato “Q.B.”, il suo libro di ricette di cucina di sussistenza, il commento di Miomarito non era stato lo stesso?

Settima giornata

Caracollando sui tacchi che affondavano nella ghiaia del vialetto, L’altrozio, regina della settima giornata, aveva preso posto sullo scranno e aveva cominciato a raccontare, quando era stato interrotto da Lastregadisopra.

-Scusate, eh, ma a quanto mi risulta ieri è iniziata la fase due…Cosa ci facciamo ancora qui? A quest’ora dovremmo essere tutti in giro a trovare i nostri congiunti, cioè parenti, affini, coniugi conviventi e partner delle unioni civili, fidanzati e affetti stabili!

-Be’, in effetti Anchemiei potrebbe aver bisogno di una mano con Donato, Diletta, Matteo, Beniamino, Teodoro, Dorotea e Adessobasta… aveva considerato Tuttisuoi?, scoppiando a ridere.-Soprattutto dopo l’altro giorno, al telefono,che gli ho detto per scherzo che pensavo di essere di nuovo incinta…-

-E lui come l’ha presa? - aveva domandato Cheddonna, ridendo.

-Abbastanza bene, vorrebbe chiamarlo Manonerinmenopausa?, mi ha detto!

Tutti, tranne Loziovescovo, che disapprovava l’utilizzo anche a scopo ludico della menzogna e Laluisa, che, come al solito, non aveva capito nulla, si erano uniti al coro delle risate.

-Se siete d’accordo, -aveva proposto Cheddonna, quando era tornato il silenzio, - Dal momento che Tuttisuoi? ci ha già anticipato la novella dell’ottava giornata, ridarei la parola a L’altrozio e poi passerei alla nona e alla decima giornata, con Laluisa e, infine, NonnaNenna.

Quando il mormorio di approvazione si era affievolito, L’altrozio aveva ripreso: - Un giorno, su Facebook, ho ricevuto una richiesta di amicizia da parte di un ragazzo bellissimo, che aveva visto una mia foto con la parrucca da Rita Hayworth, la rossa mozzafiato che ha ispirato il personaggio di Jessica Rabbit, avete presente? -

Loziovescovo aveva annuito un po’ troppo vigorosamente, prima di tornare ad atteggiare il viso a un’espressione grave e compunta.

-Continua! - aveva esclamato la Fulvia, rivolta a L’altrozio.

-Be’, ecco, il ragazzo non aveva capito che si trattava di una parrucca, e a dirla tutta nemmeno che io fossi una drag queen, e per un po’ siamo andati avanti a scriverci e a chattare, fino a quando lui mi ha proposto di incontrarci, per far crescere la nostra relazione virtuale…

-E poi cos’è successo? - aveva domandato piano Miomarito, vedendo che L’altrozio aveva cambiato espressione.

-Quando lui mi ha visto ha fatto una faccia strana e ha detto soltanto: “bello scherzo!”, ma non rideva affatto. Da quel giorno non ci siamo più visti, e mi ha bloccato anche su Facebook…

Ottava giornata

-Tocca a me, tocca a me! - aveva commentato Laluisa, sentendo che L’altrozio aveva smesso di parlare e che nessuno, intorno, fiatava.

-Nella nona giornata vi devo raccontare… quello che mi piace. Dunque…- e Laluisa aveva attaccato con un elenco di banalità che nessuno dei presenti si era preso la briga di ascoltare, intenti com’erano a confortare L’altrozio.

Decima giornata

Quando, finalmente, Laluisa aveva finito di parlare, NonnaNenna aveva preso la parola: – bene, direi che per oggi abbiamo avuto abbastanza emozioni: alcune allegre, altre tristi, altre…ehm.

Proporrei di andare a preparare i bagagli e di tornare finalmente alle nostre case…-

-Ma, NonnaNenna, manca la tua storia, sulle avventure d’amore vissute con cortesia e magnanimità! - avevano protestato in coro Cheddonna e Cheddolce, come quando erano bambine.

NonnaNenna le aveva guardate e, allargando le braccia, aveva esclamato: -Basta raccontare storie che riguardano il passato, da domani si ricomincia a vivere il presente! Buona fase due a tutti voi, con giudizio, mi raccomando!

Poi, allontanandosi, aveva mormorato tra sé: -Tsé, una signora non racconta in pubblico le proprie avventure galanti, cosa credevano?








41 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti